MARCO CONFORTOLA RITORNERA' SU UN 8000
Mercoledì 26 Maggio 2010 12:24

Questo l'annuncio effettuato  dall'alpinista di Santa Caterina Valfurva alla Malpensa nella giornata di lunedì dopo essere sbarcato dall'area che l'ha riportato a casa dal Nepal. L'insuccesso riportato sul Lhotse, a causa del gelo ai piedi che lo ha costretto al ritiro quando era a 700 metri dalla vetta, lo ha convinto a ritentare una nuova avventura sugli 8000. 

«Se fossi riuscito a raggiungere la cima avrei smesso con gli
Ottomila. Me l'ero detto alla partenza, ne ero convinto. Ma non è andata così. Il Lhotse non mi ha
consentito di arrivare in vetta, quindi ho deciso: vado avanti. I miei genitori ancora non lo sanno, ma
il prossimo anno ripartirò per un nuovo Ottomila». E' l'annuncio che l'alpinista di Valfurva Marco
Confortola ha fatto – a sorpresa – nel corso della conferenza stampa che si è tenuta lunedì mattina
nella sala Albinoni dell'aeroporto di Milano Malpensa, poco dopo essere sbarcato dal volo Qatar
Airways che lo ha riportato in Italia da Kathmandu. Si è quindi conclusa con un arrivederci la
spedizione sulla quarta montagna della Terra (8.516 mt) che Confortola ha condiviso, a partire dallo
scorso 8 aprile, con il giovane sherpa nepalese Pasang Lama.
Accolto in aeroporto da tutti i suoi famigliari (papà Alfonso, mamma Elena, le sorelle Roberta e Maria
Adele, il fratello Luigi e i nipotini Simone e Alessia, arrivati al terminal con un grande striscione che
recitava “Bentornato zio!”) , oltre che da numerosi amici, clienti e sostenitori, Confortola, dimagrito ma
in forma, nel corso dell'incontro con la stampa ha ripercorso le tappe dell'avventura al Lhotse. «Ho
avuto lunghi momenti di sconforto – ha spiegato – e ho pianto tanto. Un po' per la malinconia, un po'
per la solitudine, un po' per la tensione dovuta alla lunga attesa del tentativo di vetta. E poi ho
pianto per non essere stato in grado di raggiungere la cima».
Momenti difficili, quelli trascorsi domenica 16 maggio ai 7.791 metri di Campo 4, dove l'alpinista ha
maturato la difficile scelta di tornare al campo base. «Non potevo assolutamente continuare – ha
chiarito -. I miei piedi erano congelati e sarebbe stato troppo rischioso andare avanti. Pasang li ha
massaggiati per ore e ore quella notte, ma erano veramente freddi ed è stata dura farli tornare in
temperatura. Anche con questa consapevolezza, comunque, non è stato facile decidere di scendere.
Col satellitare ho telefonato a mio fratello Luigi, e ho pianto. Poi ho chiamato Veronica, e ho pianto
anche con lei. Quindi ho chiamato il mio amico Alex Bellini, il navigatore valtellinese che ha fatto la
traversata dell'oceano in solitaria: lui ha affrontato sfide molto difficili, e sapeva che cosa stavo
provando io in quel momento. E infine ho parlato con il mio “papà di Ottomila” Agostino Da Polenza.
Tutti hanno cercato di confortarmi e sostenermi, e hanno condiviso la mia decisione di tornare al
A rendere particolarmente sofferta la scelta, il grande carico di aspettative che Confortola aveva riposto
nella spedizione: «Tenevo davvero tanto ad arrivare in vetta – ha spiegato -. Lo volevo con tutte le mie
forze. Ci ho messo l'anima, ma non ce l'ho fatta. La montagna mi ha respinto. Ora voglio lavorare a
fondo sui miei scarponi da alta quota, quelli che Scarpa ha studiato appositamente per me, per far sì
che i miei piedi possano affrontare le bassissime temperature al meglio. Il prossimo anno, con queste
migliorie tecniche, voglio ritentare. Magari con un Ottomila un po' più basso».
Al di là del risultato sportivo, comunque, per Confortola la spedizione al Lhotse è stata comunque una
grande vittoria. «E' stata la mia spedizione più bella – ha raccontato ancora durante la conferenza
stampa -. In undici viaggi in Himalaya non ho mai avuto un contatto così intenso e continuo con casa
e con l'Italia. Gigi e Veronica sono stati grandi a seguirmi passo passo e a raccontare a tutti la mia
avventura in tempo reale. Ma devo dire grazie anche ai tantissimi giornalisti che mi hanno
costantemente seguito con i collegamenti telefonici: Gloria Massera di Telemonteneve, Massimo
Morelli e Fabrizio Piasini di Radio Tsn, Andrea Mattei di Max, Annarita Acquistapace di Radio
Bellagio, Stefano Sala e Matteo Salvini di Radio Padania, Patrizia Caregnato di Studio Aperto, Dario
Ricci di Radio 24. E poi ancora tutti gli altri che saltuariamente mi hanno chiamato per chiedermi
notizie della spedizione, e tenendomi in fondo un po' di compagnia».
Un pensiero poi è andato, doverosamente, anche a chi ha reso possibile la spedizione: la Provincia di
Sondrio, e il presidente Massimo Sertori, in primis, ma anche i tantissimi sponsor privati che hanno
dato un notevole contributo all'organizzazione logistica del viaggio. La presenza infine di Flavio
Ferrari, presidente della onlus Cancro Primo Aiuto, di cui Confortola è ufficialmente diventato
testimonial, ha dato il senso anche dell'alto risvolto della spedizione: «Marco per noi rappresenta il
simbolo della rinascita, della voglia di vivere e di ricominciare – ha spiegato Ferrari -, un messaggio
importantissimo per le persone malate di cancro che ogni giorno affrontano una sfida difficilissima.
Pensando a tutti loro, nei prossimi mesi daremo vita all'iniziativa che avevamo studiato con Marco: la
messa all'asta della piccozza che è stata al Lhotse. I dettagli saranno definiti a breve e saranno poi resi
Visibilmente impaziente di tornare al più presto in Valfurva, Confortola ha poi voluto anche
rivolgere un pensiero ai colleghi che in questi giorni hanno realizzato grandi imprese alpinistiche.
«Complimenti a Panzeri e Compagnoni che hanno raggiunto la vetta dello Shisha Pangma - ha spiegato
Marco -, complimenti a Edurne che ha completato i 14 Ottomila, e complimenti anche al mio amico
Gnaro Mondinelli, a Michele Enzio, a Marco Camandona ed Abele Blanc per la vetta dell'Everest senza

 
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